17/06/2010

Hizb’allah: evoluzione movimento rivoluzionario

Posted in Breve Storia Hizb'allah at 16:53 by Bellucci

DA ORGANIZZAZIONE MILITANTE DI RESISTENZA A PARTITO POLITICO DI POPOLO E DI GOVERNO

di Dagoberto Husayn Bellucci
a Haret Hreik (Beirut sud) – Libano
15 marzo 2009

Il partito sciita libanese di Hizb’Allah (letteralmente Partito di Dio),
nato agli inizi degli anni Ottanta durante il conflitto civile libanese, si
prepara – secondo le valutazioni degli analisti ed esperti di politica del
Vicino Oriente – a vincere le prossime elezioni previste per il 7 giugno e a
governare il paese dei cedri con una maggioranza parlamentare che
permetterebbe agli uomini di Sayyed Hassan Nasrallah di portare al potere in
Libano il blocco dei partiti dell’Opposizione Nazionale che sostengono la
Resistenza Islamica.

Organizzazione polivalente Hizb’Allah si è strutturata nel corso degli ultimi
anni come braccio politico dell’organizzazione di Resistenza creata fin dai
primi anni ottanta per contrastare l’occupazione israeliana nel sud del paese.
A differenza di altri movimenti politici del Vicino Oriente il partito sciita
libanese ha mantenuto le proprie caratteristiche di organizzazione
rivoluzionaria e intatte le sue strutture di base creando nelle banlieus
meridionali della capitale Beirut, e nei centri della Beka’a settentrionale e
del sud dove prevale l’elemento sciita, un’autentico “stato nello stato”
costituito esclusivamente per ospitare gli sciiti che rappresentano – secondo
stime non ufficiali – almeno il 40% della popolazione del paese.

Nato come movimento di resistenza contro l’occupante sionista Hizb’Allah,
attraverso i finanziamenti iraniani e l’aiuto siriano, ha saputo rappresentare
per gli sciiti del Libano la sola alternativa possibile di fronte al ruolo
storicamente marginale da questi occupato nella società e nella politica del
paese dei cedri. Unitamente a Haraqat ‘Amal ( partito sciita-gemello e casa-
madre di Hzb ) il Partito di Dio ha intrapreso dunque una lenta trasformazione
di tipo sociale che, soprattutto negli ultimi quindi anni, hanno portato
quest’organizzazione ad incaricarsi della soluzione dei problemi e dello stato
di indigenza della comunità sciita operando sia come partito politico con una
vasta base popolare ed una nutrita delegazione parlamentare sia come forza
attiva di governo , dall’estate 2005 ( tranne la parentesi compresa tra il
novembre 2006 e il giugno 2008 nella quale Hzb ed i suoi alleati scelsero la
strada dell’opposizione in piazza all’esecutivo filo-americano diretto dal
premier Siniora ) responsabile della direzione politica ed economica del
Libano.

Un’evoluzione che non ha mutato le caratteristiche proprie di un movimento di
resistenza nazionale che mantiene saldamente le proprie milizie armate nel sud
del paese, dove operano dal settembre 2006 i contingenti della missione
internazionale Unifil, attivandole solo ed esclusivamente come forza deterrente
rispetto alle numerose violazioni commesse dai sionisti che continuano a
occupare stabilmente sia le fattorie di She’eba che il villaggio di Kfarshouba
e rifiutandosi di utilizzarle contro altre formazioni libanesi.

Senso di responsabilità, determinazione, volontà di costruire una realtà
emergente ed in continua espansione ed evoluzione contrassegnano l’attività
politica, sociale, economica e militare di Hizb’Allah fattore determinante la
politica dell’intera area geopolitica e strategica del Vicino Oriente
soprattutto all’indomani della “Vittoria Divina” dell’estate 2006 quando il
partito sciita seppe resistere ed affrontare praticamente da sola – con il solo
aiuto e la partecipazione attiva di poche unità militari di ‘Amal e del Partito
Comunista Libanese – l’aggressione ed il tentativo di invasione israeliani che
costarono all’entità sionista una cocente sconfitta, la perdita di centinaia di
uomini, di decine di mezzi corazzati (terrestri, navali e aerei); dimostrando
una palese incapacità da parte dell’esecutivo Olmert e dei comandi militari di
Tel Aviv di venire a capo del “problema libanese”.

A distanza di quasi tre anni da quel conflitto non si sono placate le
polemiche attorno ai dirigenti israeliani responsabili di una disastrosa e
scellerata condotta bellica: la stessa attuale leader del partito di
maggioranza relativa del panorama politico israeliano, l’ex ministro degli
Esteri Tzipi Livni, ha elettoralmente pagato gli errori che, con troppa
semplicità, furono addossati esclusivamente ai vertici dell’esercito e al suo
predecessore Olmert. La realtà fattuale dimostra invece che, dopo aver lanciato
un’operazione di pulizia etnica e di aggressione genocida contro la striscia di
Gaza alla fine dello scorso dicembre, l’entità sionista occupante la Terrasanta
palestinese non ha ancora digerito e superato lo shock post-bellico del
conflitto del luglio-agosto 2006. Al di là delle quotidiane minacce contro il
Libano, la Siria e l’Iran i dirigenti sionisti sanno perfettamente che
l'”affaire Hizb’Allah” è ancora aperto e difficilmente potrà essere dimenticato
(considerando la prassi israeliana di non lasciare niente d’intentato è infatti
prevedibile che , presto o tardi, si riapriranno ancora una volta i ‘giochi’
bellici e “Israele” sarà costretto a lanciare una nuova offensiva contro le
basi della Resistenza Islamica nel Libano e la dirigenza di Hizb’Allah sempre
allerta).

Un’opzione, quella militare, che viene per il momento considerata
assolutamente disastrosa dall’opinione pubblica israeliana e dalla stessa
comunità internazionale. Al momento “Israele” non ha la forza, nè la capacità
militare, per opporsi nuovamente e su vasta scala al partito sciita libanese. I
servizi di sicurezza di mezzo mondo hanno lanciato più volte l’allarme che ,
qualora Tel Avivi intendesse riproporre un conflitto via terra contro il
Libano, le sorprese sarebbero , per i sionisti, amarissime.

E una vittoria elettorale di Hizb’Allah in Libano tra meno di tre mesi
risulterebbe un nuovo smacco per i dirigenti sionisti così come conferma Ely
Karmon , esperto di antiterrorismo dello stato ebraico già consulente del
Ministero della Difesa di Tel Aviv ed autore di saggi di politica
internazionale, che – intervistato recentemente da Roberto Santoro per
“L’Occidentale” – così riassumeva i rischi di un simile scenario nel paese dei
cedri: “Secondo la maggioranza degli osservatori sarà questo il risultato delle
prossime elezioni. Hezbollah avrà la maggioranza. Ci sono delle ragioni di tipo
demografico ma anche politiche: consideriamo il fatto che Hezbollah è alleato
con i cristiano-maroniti di Michel Aoun, per esempio. Se Hezbollah vincerà in
Libano avremo un altro Paese che da essere filo-occidentale diventa filo-
iraniano. Sfortunatamente questo è il risultato della politica estera portata
avanti dalle grandi potenze, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, ma anche
da parte di Israele, che non è mai intervenuto, anche quando avrebbe dovuto
fare pressioni sulla Siria per cambiare la situazione. Adesso è troppo tardi.
La probabile vittoria di Hezbollah è anche causata dal comportamento dei Paesi
del Golfo, come il Qatar, un altro di quegli stati filo-iraniani più che filo-
occidentali”.

La Resistenza Islamica – braccio militare del partito sciita – è determinata
e pronta a riprendere le armi in ogni momento. Nuove tecnologie, nuovi
strumenti di difesa, armi e missili a media-lunga gittata sarebbero stati fatti
affluire per rinforzare le milizie sciite. Politicamente Hizb’Allah è più forte
di tre anni fa, così come lo sono i suoi principali alleati la Siria di Assad e
l’Iran di Ahmadinejad usciti vincenti dai rispettivi confronti con il blocco
arabo-moderato per Damasco e con le pressioni europee e statunitensi per
Teheran.

Una determinazione che è stata sottolineata anche nell’ultimo grande raduno,
un mese or sono, organizzato a Beirut sud dal movimento sciita. In
quell’occasione – nel primo anniversario del martirio di Imad Moughnyeh (capo
militare di Hizb’Allah assassinato dal Mossad a Damasco , nel cuore della
capitale siriana, con un’autobomba nel febbraio 2008) – Nasrallah aveva
sostenuto che la Resistenza libanese aveva il diritto di dotarsi di un valido
sistema anti-aereo per difendere i cieli del Libano meridionale dalle continue
incursioni spionistiche dell’aviazione di Tel Aviv dichiarando che “è un nostro
diritto inalienabile dotarci di qualunque mezzo, qualsiasi tipo di armamento
anche anti-aereo, e di servircene se lo riterremo opportuno, per difendere il
nostro popolo” e lasciando intendere che, con molta probabilità, il gruppo
disporrebbe già di sofisticati sistemi di difesa anti-aerea provenienti dalla
vicina Siria.

Nasrallah in quell’occasione ha insistito sull’elemento sorpresa che
contraddistingue da sempre la strategia difensiva ed offensiva della Resistenza
Islamica. “Se gli israeliani pensano di poter continuare a fare ciò che
vogliono sui cieli libanesi noi diciamo loro che saremo pronti a difenderci in
qualunque momento” e , negando di volere un nuovo conflitto (scatenato dai
sionisti nell’estate di tre anni fa) ha però evidenziato come “se abbiamo o
meno certe armi questo è affar nostro” affermando perentoriamente che “la
Resistenza ha il coraggio e la volontà di utilizzare” simili dispositivi.

In vista delle prossime consultazioni elettorali di giugno dunque Hizb’Allah
si appresta a diventare una forza di governo determinante gli assetti politici
del paese: potrebbero, gli uomini del Partito di Dio ed i loro alleati (oltre a
‘Amal si ricorda l’alleanza con il partito Tayyar o Corrente Libera Patriottica
, partito laico e nazionalista guidato dal Gen. Michel Aoun, maggioranza tra i
cristiani-maroniti libanesi), cambiare volto al paese dei cedri dando vita ad
un esecutivo di unità nazionale che rilancerebbe l’economia disastrata del
paese e inizierebbe quell’opera di ricostruzione nazionale fondata sul
riconoscimento pieno del diritto alla resistenza finora spesso messo in
discussione dalle formazioni del cosiddetto “fronte del 14 marzo” filo-
occidentali e sostenute finanziariamente e politicamente dall’amministrazione
statunitense.

E’ in questo quadro generale di svolta politica , che potrebbe determinare i
futuri assetti non solo per il paese dei cedri ma anche per l’intero Vicino
Oriente, che sono cominciate delle manovre diplomatiche da parte di numerosi
governi europei per comprendere esattamente dove potrà andare, che direzione
prenderà e verso quali approcci si indirizzerà la politica libanese dopo il 7
giugno. In particolare la Gran Bretagna sembra aver mutato atteggiamento
rispetto a Hizb’Allah e l’esecutivo Brown ha cominciato a sondare il terreno
inviando a Beirut una delegazione del Foreign Office (Ministero degli Esteri
britannico) per comprendere quali siano i margini d’azione e di collaborazione
possibile con gli uomini di Sayyed Hassan Nasrallah.

Contatti giudicati positivi dalla stampa libanese e confermati dagli stessi
dirigenti del Partito di Dio. In una nota diramata dal Ministero del Lavoro,
diretto dallo sciita dr. Muhammad Fnesh (già ministro dell’energia nel primo
gabinetto Siniora dall’estate 2005 all’autunno 2006) tra i più validi elementi
dell’attuale governo d’unità nazionale, si sottolineava la disponibilità di
Hizb’Allah a collaborare con le nazioni interessate seriamente al futuro del
Libano e lo stesso ministro , parlando nei giorni scorsi alla stampa libanese,
aveva dichiarato che l’apertura del suo partito a “contatti con qualunque
Paese” era reale.

Una svolta nelle relazioni diplomatiche per Dowing Street se si considera che
soltanto otto mesi fa Londra aveva inserito l’ala militare del movimento sciita
nella lista delle cosiddette “organizzazioni terroristiche” distinguendola però
dal braccio politico.

Parlando invece dalla televisione del movimento, “Al Manar”, il Segretario
Generale, Sayyed Hassan Nasrallah, ha nuovamente ribadito lo scorso 14 marzo
che il suo partito “non riconoscerà mai Israele” rifiutando categoricamente di
legittimare “uno stato criminale fondato sulla violenza ed il terrorismo contro
i paesi arabi vicini” e “nemico della coabitazione pacifica” nella regione.
Nasrallah ha anche sottolineato come Hizb’Allah al momento non può credere alle
offerte di distensione e al riavvicinamento tentato finora dalla nuova
amministrazione statunitense guidata da Barak Obama.

Da quanto filtrato alla stampa libanese pare infatti che la nuova
amministrazione Usa abbia interesse ad aprire un canale privilegiato con gli
uomini del Partito di Dio libanese ponendo – come ha confermato Nasrallah –
condizioni definite “inaccettabili” per Hizb’Allah: il riconoscimento dello
stato ebraico e la rinuncia alla “violenza” ovvero il disarmo della Resistenza.
Il Dipartimento di Stato americano ha replicato giudicando “prematuro” parlare
di contatti e si è dichiarato pronto a valutare quali saranno le reazioni e i
risultati della missione britannica. Fonti diplomatiche , citate dal quotidiano
israeliano “Haaretz” e per questo da utilizzare con molta prudenza, avrebbero
comunque segnalato la volontà di Washington di seguire con attenzione gli
sviluppi dell’iniziativa inglese.

Nasrallah dal canto suo ha sostenuto che anche Hizb’Allah ha le proprie
condizioni una, tra queste, che il suo movimento mai riconoscerà l’esistenza
dello stato ebraico e sostenendo che non esiste alcuna novità rispetto alla
posizione della precedente amministrazione Bush. Contatti, smentite, voci di
corridoio che confermerebbero comunque un certo interesse e una rinnovata
attività della diplomazia internazionale nei confronti della politica libanese
al centro della quale si potrebbe posizionare , da una condizione di forza tale
da risultare decisiva per i prossimi anni, il movimento sciita che – a
tutt’oggi – rimane nella “lista nera” delle organizzazioni “sponsor” del
cosiddetto Terrorismo Internazionale in Canada, Stati Uniti, Australia e Olanda
oltre naturalmente alla vicina entità sionista alias “stato d’Israele”.

Al centro della scena politica libanese, prossimo ad una vittoria elettorale
che rimetterebbe in discussione completamente i rapporti di forza regionali,
Hizb’Allah si prepara ad una difficile campagna elettorale che, assieme ai suoi
alleati, dovrà cercare di capitalizzare ogni singolo voto per imprimere quella
svolta necessaria al Libano per uscire da una situazione di paralisi politica e
da una crisi economica che ne hanno paralizzato la vita del paese negli ultimi
tre anni. Una nuova sfida per gli uomini di Nasrallah pronti , come sempre, ad
una nuova vittoria.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”
da Haret Hreik (Beirut sud) – Libano

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